domenica 6 settembre 2009

costruire senza lasciare tracce




in MyCity, un giochino che gira su Facebook, aggiungo un abitante con la qualifica di architetto e scopro che produce -1 di sicurezza, leggo Ilvo Diamanti su Repubblica che commenta così il consumo in crescita di telefonini: la colpa è dell'architettura che non ha saputo creare spazi idonei, spazi di incontro, spazi collettivi. Poi leggo Massimiliano Fuksas architetto, sulla sua rubrica sull'Espresso "da qualche settimana continuo a chiedermi la vera ragione ed utilità del mio lavoro. Dell'essere un architetto. Siamo noi i responsabili dell'ambiente costruito in Italia? Da noi dipende il bello e il brutto di un paese? (...) ogni volta che mi sposto, che prendo una macchina o atterro in un aeroporto del nostro paese, non vedo vuoto ne’ natura. Non vedo nemmeno paesaggi conservati, che ricordano i fondali rinascimentali dei quadri che ci hanno resi famosi nel mondo. Anzi. Vedo un ambiente costruitissimo. Saturo di oggetti. In uso e in disuso. Abusivi e non. Spontanei, necessari, decenti. contemporanei.




Ettore Sottsass, intervistato da Davide Vargas, qualche anno fa “potrei anche pensare che tutti questi architetti, con le loro costruzioni siano complici degli orrori della contemporaneità. La maggior parte delle architetture che ho visto lì sono precise metafore del potere che ogni giorno produce un certo tipo di cultura”.







Un altro architetto visionario, Yona Friedman quello della città spaziale, intervistato in questi giorni da Stefano Vastano, insiste “l’architetto deve guardare gli abitanti, sperimentare varie soluzioni a contatto con la gente, per restituire poi a quelle stesse persone la libertà d’inventarsi le proprie abitazioni”


Poi mi vengono in mente le casette colorate di Ettore Sottsass, l'architetto anni fa ha provato a tradurre il segno in realtà, disegnando delle casette così semplici, così educate che erano una provocazione, una famosa è in Toscana: “Le casette in Toscana sono per la gente, non sono edifici per la banca o per le grandi corporations o per duemila impiegati. 
Siamo abbastanza in pochi che hanno capito questo tema, che vedono l'architettura come metafora di uno stato, chiamiamolo pure politico – non inteso come professione politica ma come stato antropologico, stato della cultura in generale. Certamente chi mi lascia fare qualcosa è sempre gente molto ricca, perché i poveri non vengono da me, ma non vanno da nessuno, i poveri ricevono quello che il potere gli da come abitazione, come distacco dal centro delle città”.
Ho avuto la fortuna di conoscere sottsass so che diceva esattamente questo.

E, così con il senso di colpa di chi sta producendo brutta architettura (virtuale) lontana dalla gente da MyCity mi sposto (lo stanno facendo in molti) sul più correct e salvifico Farmville, un altro giochino collettivo di FB, dove una parvenza di controllo del territorio sembra più possibile, dove le piante crescono se le curi, gli alberi danno frutta, gli animali pascolano liberi nell'orto. Ma, anche qui l'importante è riempire, più orti più soldi, più animali più benefit, più acquisti più ricevi che poi alla fine è sempre la stessa logica stanca del binomio consumismo/capitalismo.






Un motto mi appare improvviso nella babele delle informazioni in rete More with less. Enjoy life in a changing world, trovo che un architetto robusto, nelle idee e nella forma, ha disegnato per Holyday Home design delle casette prefabbricate modulari, si chiama Aldo Cibic viene dalla scuola di Sottsass, ama i colori puri e le forme semplici.
Quella più piccola, Violetta, misura 4 x 4, le pareti sono di color rosso vivo, ha patio, cucina, terrazzo e tutto quello che occorre per vivere bene in 16mq… More with Less. Ma, vedendo bene le foto dei primi insediamenti mi accorgo che gli orti di fronte alle casette sono gli stessi orti di FarmVille.


Continua Fuksas il problema supera l'estetica. L'assenza che davvero si percepisce e quella di un progetto. Di una visione. Quello che invece sembra vincere e una realtà di interventi che non porta la firma di nessuno, che quindi nessuno rivendica o riconosce. Oggetti senza responsabilità, ma dalle conseguenze gigantesche.
L’architettura - è ancora più provocatorio Friedman - torni a pensare le case come le facevano e fanno i nomadi o gli abitanti delle bidonville, con il minimo necessario per sopravvivere in tende o capanne. Già fatto! ecco Mobile Homes una serie di case mobili impeccabili, minime, eleganti, funzionali, modulari e ovviamente spostabili senza lasciare traccia di architettura disegnate da Alberto Bovo e Sandro Vanente e il loro Hangar Design Group. Certo, è una versione di lusso, ma non è proprio quello che cercano certi spiriti inquieti che ascoltano i suoni vellutati di Kevin Yost, Long Distance Goodbye.


Insomma per dirla come Fuksas siamo tutti alla ricerca di uno spazio vuoto, ancora da immaginare per costruire senza lasciare tracce sulla terra (Friedman).
In definitiva sento che il mondo va da una parte e io vado dall'altra. 
Non so se è bene o male, ma è così. (Sottsass)


poi una notte di settembre mi svegliai
il vento sulla pelle,
sul mio corpo il chiarore delle stelle
chissà dov’era casa mia
e quel bambino che giocava in un cortile:
Io vagabondo che son io,
vagabondo che non sono altro,
soldi in tasca non ne ho ma la su mi è 
rimasto Dio.

4 commenti:

  1. non ci posso credere ... piccola la rete ... bel post Maurizio :-)

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  2. se rimani anonimo non posso rigraziarti personalmente. sorriso

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  3. per continuare il discorso l'architetto danese Bjarke Ingels:
    http://www.ted.com/talks/bjarke_ingels_3_warp_speed_architecture_tales.html?awesm=on.ted.com_34&utm_campaign=ted&utm_medium=on.ted.com-twitter&utm_source=facebook.com&utm_content=site-basic

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