lunedì 5 ottobre 2009

CONFLUENCES OF LINES


qualche tempo fa avevo composto "Al Roof del Mondo", immaginavo di essere seduto davanti ad una immensa vetrata dalla quale potevo vedere non una parte della città ma addirittura il mondo circostante, era ovviamente un luogo immaginario e faceva parte di suoni provenienti da "Music for an imaginary city", questa sera ho avuto la certezza che quel posto possa esistere: lo ha disegnato Zaha Adid, la più visionaria degli architetti oggi al lavoro. una archistar, che riesce a disegnare architetture personalissime in tutto il mondo. lasciando una traccia indelebile.

abbiamo inziato a studiare le geometrie che li avrebbero sostituiti: se dovessero essere ortogonali, parallele o diagonali. quello che è apparso è stata una confluenza di linee e di geometrie diverse presenti nel sito... ed è emersa l'idea di una interpretazione fluida del progetto



le linee sinuose del progetto in effetti si apprezzano proprio solo entrando, la facciata sulla strada è rimasta quella delle ex caserme, con le sue finestre, i suoi portoni e la sua architettura del novecento. solo entrando si può iniziare a volare, il segno di Hadid è forte, è riconoscibile, non tutti piace: ma esiste.

ho seguito, per lavoro, l'evoluzione del museo maxxi di roma, progettato da Zaha Hadid. e in un paese in cui non accade nulla, la realizzazione di un museo dedicato all'arte contemporanea del XX secolo è in definitiva un miracolo. il bando di concorso è del 1998, e l'architetto viene scelto tra 273 canditature, perchè "La complessità delle forme, il loro profilo sinuoso, il variare e l'intrecciarsi delle quote determinano una trama spaziale e funzionale di grande complessità ". ci sono stati ritardi? non importa. ancora non è del tutto finito? non importa. quello che conta è che il museo esista, quello che importa è che il segno architettonico c'è, che lo spazio ha una sua forte caratteristica, e che per molti che verranno nella capitale esista anche un segno della Roma contemporanea.


e stasera c'è stata la prima vera apertura alla città. diciamo che sono stati aperti i cancelli, e che per la prima volta si è potuto entrare nei giardini di quello che si preannuncia essere come uno dei punti forti della città. a pochi passi dall'auditorium progettato da renzo piano, dal nuovo ponte della musica, e da tutta la zona degli impianti sportivi dello stadio olimpico. una nuova zona nella città. una zona dedicata all'arte e all'architettura.

e proprio di notte il Maxxi espone il suo lato migliore, magico, fatto di luci a segnare percorsi, fatto di cemento, fatto di sedute collettive all'aperto, fatto di immaginazione. Lo spazio non si identifica esclusivamente in un percorso lineare, ma offre una gamma di scelte alternative per far sì che il visitatore non torni mai sui propri passi...



già perchè se un museo dovesse risultare più importante delle opere esposte avrebbe finito di esistere, ma come è accaduto con il Guggenheim di bilbao, così accadrà con il Maxxi di Roma, sarà uno spazio per immaginare. perchè come è scritto nella sua carta: Il MAXXI ha la missione di promuovere l'arte e l'architettura del XXI secolo e di raccogliere le testimonianze artistiche della creatività contemporanea per conservarle, studiarle e metterle a disposizione del pubblico.



Il sito è solcato da spazi espositivi che si sovrappongono e si attraversano vicendevolmente, generando una complessità geometrica per la quale gioca un ruolo rilevante la struttura del solaio di copertura, ideato come luogo di intercettazione della luce naturale
raccogliere, conservare, valorizzare ed esporre le testimonianze materiali della cultura visiva internazionale, favorire la ricerca...

e poi in fondo mi piace anche essere stato testimone di una pietra posata.

Nessun commento:

Posta un commento